Le Aquile romane
Ideato e realizzato da Matteo Celani
L’arruolamento
Non tutti inizialmente potevano arruolarsi nell'esercito: fabbri, fucinatori, macellai potevano entrare nell'esercito, non potevano invece uccellatori e pasticceri.
Svolgere servizio nell'esercito romano era il sogno di tanti all'epoca: divenire ausiliari significa venire in possesso, una volta terminata l'attività militare, della cittadinanza romana per sé e per tutti i discendenti e, cosa molto ambita, poter diventare legionario. Fare il legionario non era certo facile: anzitutto la recluta imparava a marciare, poi si allenava a combattere contro grossi pali infissi a terra con sagome in legno riproducenti un gladio e poi direttamente con le altre reclute con dei cuscinetti di cuoio applicati sulla punta del gladio.
Verso la fine dell'allenamento le reclute imparavano a disporsi in formazioni.
Le armi
Le armi principali dei Romani erano il pilum, lo scutum e il gladio. Il pilum era un giavellotto con una punta d'acciaio, essendo molto pesante la gittata era ridotta, ma era però capace di sfondare qualsiasi scudo o armatura; inoltre la punta era fissata con dei chiodini che all'impatto si spezzavano, cosicché la punta rimaneva staccata dall'altra parte del giavellotto e rimanendo conficcata nello scudo ne rendeva impossibile l'uso, andando a finire nel corpo di un nemico rendeva difficile l'estrazione.
Il pilum inoltre, essendo monouso, non poteva essere rilanciato dal nemico; ogni legionario ne aveva almeno due.
Le origini della legione romana
La legione (legio da legere = scegliere, perché i soldati erano scelti nella leva militare) fu l'armata romana sin dai tempi di Romolo. Questi, secondo la tradizione, divise il popolo nelle tre tribù dei Tities, Ramnes e Luceres; ogni tribù doveva fornire 1.000 fanti, divisi in 10 centurie (gruppi di 100 uomini), e 100 cavalieri (1 centuria), per cui la primitiva legione romulea era costituita da 3.000 fanti e 300 cavalieri. I 3.000 fanti erano comandati da 3 tribuni milititum; i 300 cavalieri da 3 tribuni celerum; il termine celeres (veloci), con cui i più antichi cavalieri erano denominati, è rapportato alla celerità della loro azione.
Le armi
All'inizio il legionario si procurava da solo l'equipaggiamento e le armi offensive e difensive erano molto simili a quelle degli opliti greci, anche se i Romani combattevano in formazioni meno chiuse. Le prime battaglie che i Romani intrapresero contro gli Italici presentano un fattore comune, dagli storiografi viene sottolineato il valore del soldato, non la strategia; questa non deve sembrare una celebrazione della potenza romana, tutt'altro: non essendo la tattica a caratterizzare queste battaglie, dobbiamo pensare a dei legionari che pur in gruppo, alla fine combattono l'uno a molta distanza dall'altro.
Con le successive riforme e la creazione delle tre linee caratteristiche della legione consolare ogni legionario di un preciso schieramento ha una sua arma e un preciso momento in cui prendere parte al combattimento (i veliti cominciano lanciando dei sottili giavellotti, seguono gli hastati e dopo questi i principes e, solo se le cose si mettono male, i triarii). Inoltre viene scelto molto più con attenzione il luogo dello scontro poiché le manovre sono molto difficili con questi schieramenti che pur essendo molto innovativi, sono ancora molto rigidi. Da qui in poi il valore non è più l'unica componente fondamentale dei Romani, comincia ad essere più importante la tattica.
Anche se Roma dette prova di intendersi benissimo di strategia (come dimostrò durante le guerre sannitiche), non era ancora esperta nella tattica, ma diventò insuperabile anche in questa grazie solo alle terribili sconfitte infertegli da Pirro e Annibale.
Gli elmi
Elmo Attico

Con questo elmo, usato all'inizio della era repubblicana, si superò il tradizionale elmo oplitico. Introdotto probabilmente dagli italici presenta dei paraguance mobili che venivano legate con un laccio di cuoio, una punta nella zona superiore a cui veniva fissata una cresta di piume e una ridotta protezione per il collo. Le decorazioni si trovavano sulla fronte abbastanza in alto e sui paraguance.
Elmo Montefortino

È uno dei più antichi elmi, e sarà l'elmo preferito per armare le legioni consolari. Fu usato dal IV sec a.C. fino al I sec. d.C. Era fatto di bronzo e a forma di cupola leggermente allungata nel retro in orizzontale, per proteggere il collo. Sopra potevano sempre essere affisse delle piume e in certi casi esistevano certi esemplari di quest'elmo più a forma di cono.
Elmo imperiale italico C

È un elmo molto simile al tipo gallico, ma per la semplicità di realizzazione e le decorazioni simili a quelle italiche ed etrusche, si crede sia stato realizzato in Italia. Fu prodotto dal I sec. a.C. fino all'inizio del III sec. d.C. In alcuni di questi elmi veniva montata una doppia cresta a forma di "T". Alcuni studiosi pensano che questo tipo di elmo sia stato usato anche dai Pretoriani. Anatomicamente è migliorato: c'è più spazio per le orecchie e la visiera è leggermente incurvata in basso per parare la vista dal Sole. È molto più rifinito nella parte posteriore.
Legionario romano del primo Impero
(I-III sec. d.C.)
Per affrontare i nugoli di frecce dei cavalieri parti, le legioni romane adottarono un elmo pi&ugarve protettivo, una corazza a fasce metalliche fissate su stoffa e uno scudo rettangolare in legno e ferro (copiato dal tipico scudo dei gladiatori che lo usavano come difesa e arma nello stesso tempo perché leggero e resistente).
Questo armamento è considerato quello tipico del legionari poiché Augusto durante il suo principato (27 a.C. - 14 d.C.) lo "sponsorizzò" moltissimo poiché i legionari erano i guardiani dei sacri confini romani.
Approfondimenti
I nomi delle legioni che hanno attraversato la storia di Roma.
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Conversione in HTML a cura di Luca Giancarli