Papa Leone XIV

Quando Papa Leone I, nel 452, convinse Attila a non invadere Roma probabilmente lo fece per risparmiare le grandi distruzioni e soprattutto la strage di cristiani che ne sarebbe seguita. Poi la storia si è incaricata di vedere in questo episodio uno degli esempi più famosi del ruolo della Chiesa di fronte al potere politico. Sorte simile toccò al suo successore Leone III, quando nella notte di Natale dell’800 incoronò Carlo dei Franchi Imperatore del Sacro Romano Impero.

La storia riconosce in questi episodi dei momenti di passaggio, quel “cambiamento d’epoca” su cui avrebbe ammonito Papa Francesco; quello che non riconosce con chiarezza è che giudizio dare al ruolo della Chiesa di fronte al potere politico in quei frangenti. I due Pontefici erano più forti o più deboli dei loro grandi e potenti interlocutori? I due esempi mostrarono che la Chiesa indirizzava l’operato di Attila e Carlo o ne era subalterna?

Il tema è quanto mai attuale, adesso che un altro Leone si è seduto sulla cattedra di Pietro. Dal punto di vista evangelico, a noi non interessa chi sia più potente dentro la Chiesa oppure chi sia più potente in un ipotetico confronto tra il popolo di Dio e il mondo (ci risuonano costantemente le parole di Gesù: “Chi vuole essere il più grande, si faccia il più piccolo tra voi”); eppure è difficile non scorgere tante somiglianze tra quei periodi in cui i regni umani si orientavano al cesaropapismo, a quell’atteggiamento cioè in cui il potere politico si ammanta di forza religiosa, e i nostri cesaropapismi (Putin che si fa accompagnare dal patriarca ortodosso, Erdogan che sogna il ritorno dell’impero ottomano, perfino Trump che ha abbracciato il cattolicesimo più tradizionale): in questo caso, allora, anche oggi il mondo cristiano potrebbe rappresentare quell’argine di vera spiritualità che gli altri papi Leone hanno rappresentato, magari unendovi il senso di una laicità rettamente ispirata, come ci proviene dal Concilio Vaticano II.

Ciò che ho apprezzato delle prime parole di Leone XIV è stato il richiamo a Cristo, alla pace di Cristo, al buon Pastore che guida il suo popolo; forse da un papa “figlio di Agostino” (il primo a produrre un sistema teologico cristiano) e studente dell’Angelicum (la Pontificia Università “San Tommaso d’Aquino”), possiamo aspettarci un recupero della teologia e magari anche della storia, letteratura e filosofia che ci accompagnino a conoscere sempre più a fondo la persona del nostro Salvatore, unica fonte delle nostre azioni.


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